Ma chi paga l’abito da sposa?
In certi paesi, al nord come al centro o al sud, i circoli degli anziani organizzano ancora i festeggiamenti per le coppie che celebrano le nozze d’oro(50 anni) o addirittura le nozze di diamante(75). Però il numero dei matrimoni che durano così a lungo si assottiglia sempre di più. Non più tardi del luglio scorso tutti i giornali hanno pubblicato i risultati di una ricerca dell’Istat sulla tenuta dei matrimoni in Italia: separazioni e divorzi sono raddoppiati dal 1995 al 2008 e la durata media di una unione coniugale è di quindici anni.
Ma c’è dell’altro, che non risulta dalle statistiche: i fidanzamenti che si rompono poco prima delle nozze in chiesa o in municipio creano un curioso problema, quello dell’abito da sposa. Me ne parla la titolare di una azienda artigianale specializzata di Lodi che occupa l’ombrellone accanto al mio in questo ultimo scampolo di stagione . L’abito col velo o senza velo viene ordinato solitamente quattro, cinque, anche sette mesi prima del matrimonio. Tuttavia succede sempre più spesso che in questo arco di tempo gli aspiranti coniugi litighino e si lascino. Di solito, sia detto per inciso, è lei che si stufa prima.
Chi paga allora l’abito da sposa per il quale è stato già versato un anticipo di 500 euro sul costo globale di tremila? Lei o i genitori di lei. Ma poiché la promessa di matrimonio è stata fatta dalla coppia, la rottura del fidanzamento li vede corrresponsabili. E dunque anche lui deve partecipare alla spesa, almeno per la metà. La ditta che lo ha confezionato rilascia regolare fattura e qualche ex-fidanzata se ne è servita per ricorrere alle vie legali.
Di solito però le mancate spose evitano di rivolgersi all’avvocato. Pagano loro, pur di non avere più niente a che fare con l’ex fidanzato.
da Antonio Lubrano
Una Traviata polemica dopo lo scontro Dessì-Zeffirelli
CortinaIncontra, appuntamento agostano dei più prestigiosi inventato da Enrico Cisnetto: economia, politica, costume, spettacolo. Sera del 14 agosto: di scena Lorenzo Arruga, uno dei più autorevoli critici musicali italiani, col suo saggio “Il teatro d’opera italiano”(ed.Feltrinelli, 400 pagine) e due cantanti lirici di rango: i coniugi Daniela Dessì e Fabio Armiliato, protagonisti involontari nel dicembre 2009 di una vivacissima polemica col regista più celebrato del melodramma, Franco Zeffirelli.
Chiedo al soprano quale sia la novità a cui la coppia tiene di più. Risposta: “Questo cd, La Traviata che io e Fabio abbiamo registrato con l’orchestra del Regio di Parma diretta dal maestro John Neschling” .
Una risposta a Zeffirelli?
Al Teatro dell’Opera di Roma la Dessì era stata scritturata col marito Armiliato per una Traviata che avrebbe segnato il 18 dicembre 2009 il suo debutto italiano nel capolavoro verdiano dopo una prima prova in Giappone all’inizio degli Anni Novanta. Ma Franco Zeffirelli contestò la scelta della protagonista nel corso di una vivacissima conferenza stampa otto giorni prima. “La Dessì è una signora ben piazzata, disse, mi piace pensare invece a una Traviata giovane”. In altre parole il regista considerava la Dessì un po’ stagionata per il ruolo della Violetta Valery.
L’interrogativo polemico che ne derivò era questo: per una eroina del melodramma deve prevalere la voce o il fisico? Tema peraltro antico: fino a una ventina d’anni fa le primedonne liriche erano di taglia forte, monumenti di donna per intenderci. Dalla rivoluzione Callas a oggi le stelle dell’opera sono di linea normale, come la Dessì. Altra domanda: vale la voce o l’età?
Il cd presentato a Cortina vuol essere, ovviamente, la risposta a questa domanda. Insisto: “Una Traviata polemica, dunque, quella che lei e Armiliato avete inciso..”. Un attimo di esitazione, un mezzo sorriso, poi Daniela Dessì di fronte a una platea di quattrocento persone risponde: “No, una testimonianza o, se crede, una dimostrazione..”.
Un duello divertente, non c’è dubbio.
da Antonio Lubrano
E’ nato un centro pubblico anti-sordità
La sordità si può sconfiggere, specie se è diagnosticata in tempo: in un bambino appena nato, per esempio. Così come è possibile prevenire la paresi facciale. Sono due degli obiettivi che si prefigge una nuova struttura sanitaria pubblica, unica nel suo genere in Italia: l’Unità Operativa di Chirurgia Otologica e della Base Cranica presso il Policlinico S.Maria delle Scotte di Siena.
A dirigere questo reparto totalmente autonomo è stato chiamato il dr. Franco Trabalzini, 48 anni, nativo di Montepulciano(Si), uno dei più giovani e più quotati specialisti del settore, che ha lavorato per dieci anni all’Ospedale civile di Venezia e per altri dieci presso l’unità operativa di otochirurgia dell’Azienda ospedaliera di Padova.
Trabalzini è fra l’altro segretario generale dell’European Academy of Otology and Neurotology (E.A.O.N.O.). Gli ho chiesto di spiegarci l’unicità della struttura ospedaliera appena nata e di cui è responsabile.
“È l’unica completamente dedicata allo studio ed al trattamento medico e chirurgico delle malattie legate all’orecchio e alle strutture anatomiche ad esso correlate: sordità, vertigini, disfunzioni del nervo facciale sia dal punto di vista otologico che neurochirurgico.”
Quali obiettivi?
“Mettere a punto tutte le metodiche per una diagnosi precoce della sordità (questo vale soprattutto per i bambini ove la diagnosi di sordità è effettuabile fin dalle prime ore di vita) e di intervenire tempestivamente con le più moderne tecniche chirurgiche e con i sussidi tecnologicamente più avanzati (impianto cocleare(?), impianto sul tronco encefalico, protesi impiantabili) allo scopo di ripristinare nel paziente con deficit uditivo la capacità di percepire suoni e rumori e comprendere parole e frasi.”
In questa branca della chirurgia l’Europa a che punto è?
“L’Europa non ha niente da invidiare a nessun altro continente. Esiste una Accademia dedicata – l’European Academy of Otology and Neuro-Otology (EAONO) – che oltre a promuovere la ricerca in questo campo, ha come obiettivo quello di formare professionalmente le nuove generazioni di medici attraverso un corso teorico-pratico biennale. Tale corso itinerante, che si sviluppa attraverso la collaborazione tra 10 università europee, fra cui Siena, permette di conseguire un Diploma ufficialmente riconosciuto dalla Comunità Europea”.
Perchè Siena e il suo ospedale per una struttura d’avanguardia?
“Siena è una piccola città con un ottima qualità di vita, ha una università di lunga tradizione e di prestigio, un grande ospedale con una amministrazione che ha individuato nella creazione di centri di eccellenza specialistica un passaporto per il futuro”.
da Antonio Lubrano
Posta celere è un servizio o una truffa?
Venerdì mattina 6 agosto dall’ufficio postale di Moiano, frazione di Città della Pieve(Pg), intorno alle 10 spedisco un plico al ristorante Lo Scoglio di Marina del Cantore, Nerano (Massa Lubrense). Posta celere, ovvero un servizio costoso: dieci euro. Ma vivaddio rapido – penso – come vuole la sua denominazione. Chiedo all’impiegata: “Sarà recapitato entro domani?” Risposta: “Dovrebbe. Sa, domani è sabato, siamo in periodo di ferie..”. Dico: “Ma lunedì?”. Sì, è più sicuro lunedì.
Lunedì 9 agosto, a sera inoltrata, il plico risulta non pervenuto. Nello stesso giorno, sempre di mattina, spedisco sempre allo stesso indirizzo un altro plico dall’ufficio postale di Paciano(Pg), distante da Moiano appena quattro-cinque km. Però con un servizio diverso: “raccomandata uno”, si chiama così. Sei euro. Chiedo all’impiegata: “Quando sarà recapitato?” Risposta: “Entro domani sera”.
Mercoledì mattina, 10 agosto, mi chiama da Nerano la signora Maura: “Il plico che hai spedito venerdì è arrivato ieri sera insieme al secondo plico, quello che hai spedito per raccomandata”.
Ora vorrei sapere: se Posta celere è un servizio che garantisce la consegna entro le 24 ore, come mai il mio plico ci ha messo due giorni per giungere al destinatario? Se Poste italiane viene meno all’impegno – che tanto gagliardamente pubblicizza – vuol dire che mi ha truffato, perché ho pagato 10 euro, invece che i soliti 60 cm. del francobollo normale, per ottenere una rapidità che nel caso è venuta meno. A voler essere più tolleranti mi ha sottratto quattro euro in più rispetto alla raccomandata 1.
Allora, due sono i casi: o Poste italiane mi restituisce almeno otto dei dieci euro versati(calcolo 2 francobolli di posta normale) oppure dichiara che non è in grado di garantire l’assunto e quindi annuncia urbi et orbi che l’ espressione “Posta celere” non ha senso, è una autentica presa in giro.
da Antonio Lubrano
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di Laura il 01/1/70
Favori tra politici e imprenditori: che c’è di male?..
Negli articoli di fondo dei maggiori quotidiani il tema ricorrente è la crisi di etico-politica che il nostro Paese sta vivendo, oltre alla crisi economica. E ogni giorno i comportamenti di persone pur responsabili in ogni campo lasciano immaginare il superamento di un’altra frontiera, quella della legalità(su cui peraltro si è spaccata la maggioranza di governo). Nel senso che il concetto appare ormai ribaltato: tutto ciò che è illegale diventa legale, acquista una sua normalità.
Faccio un esempio. A Napoli arrestano la signora Olga Acanfora, presidente dei piccoli imprenditori dell’Unione Industriali, accusata di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Avrebbe chiesto, per interposta persona, ad un clan camorristico di intervenire per convincere un architetto che le aveva progettato una certa opera, a ridurre la sua parcella. L’interposta persona si chiama Luigi Tommasino, consigliere comunale a Castellamare di Stabia, ucciso tempo fa dal clan d’Alessandro.
In carcere la signora Acanfora dichiara la sua innocenza: “Non sono una camorrista. E poi che ci sia uno scambio di favori tra imprenditori e politici che c’è di strano? Che male c’è?”
Ecco: che male c’è? Sembra di sentire il ritornello di una bella e popolare canzone di Pino Daniele uscita tre anni fa: “Che male c’è/ che c’è di male/ se la mia vita ti appartiene..”. Qui però l’amore non c’entra, diventa normale – appunto – il baratto tra esponenti del potere: “tu mi dai una cosa a me e io ti do una cosa a te”, come suona un motto popolare
da Antonio Lubrano
E se abolissimo la parola “riforme”?
Non se ne può più. Tutti gli uomini politici di destra o di sinistra invocano ad ogni piè sospinto la necessità di “aprire una stagione di riforme” ma l’alba di una tale stagione non spunta mai. Quanti anni sono che sento pronunciare questa parola, trenta, quaranta, cinquanta? La riforma burocratica, quella della giustizia, quella della sanità… L’elenco è interminabile. Mai poi interessi contrapposti le bloccano, le corporazioni risultano più forti del potere politico e anche le migliori intenzioni si sfaldano, diventano pie.
In questi giorni poi, e proprio mentre il quadro politico si fa più incerto, la parola riforme riecheggia e l’insistenza con la quale gli esponenti dei partiti e delle fazioni la ripetono, provoca nel cittadino frastornato la nausea.
E se abolissimo questa parola? Tanto, non serve a niente.
da Antonio Lubrano
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di Potito Salatto il 01/1/70
L’INPS “sbaglia” il conteggio dei redditi
Egregio dr. Lubrano , e’ giusto da parte dell’Inps togliere la pensione ad una invalida civile cieca al 100% di anni 83,affetta da retinite pigmentosa fin dalla nascita?
L’Inps,facendo il cumulo dei redditi ( l’invalida di cui le parlo ha solo la reversibilità del padre con l’INPDAP) conteggia anche il reddito catastale della casa di proprietà al 50% -dove abita insieme alla sorella pensionata ,anch’essa proprietaria del
residuo 50%. La casa non dovrebbe essere esclusa? Non solo, ma l’Inps sta recuperando un credito, a partire dal 2005, di quasi 10.000,00 Euro, togliendo ogni mese Euro 106,81 dall’accompagno senza avvertimento.
L’Inps sostiene che per cinque anni l’invalida ha percepito una pensione a lei non spettante.E se fosse così? L’Inps se ne ricorda dopo 5 anni? Le faccio presente, che da parte dell’Inps alcuni sostengono che la casa si esclude, altri dicono no.
Esiste una legge riguardo questi casi? E se si, per cortesia ,si può avere qualche notizia?
Maria Luisa Palermo, Roma
Come confermato dall’Inca, l’Istituto nazionale confederale di assistenza, la casa di abitazione dal 2002 non rientra nel coacervo dei redditi da considerare, insieme ai trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni, le competenze arretrate soggette a tassazione separata.
Se ho ben capito lei, sig.ra Maria Luisa, sta dando una mano alla sua anziana amica cieca. Per i motivi che le ho esposto sarebbe meglio che lei si rivolgesse direttamente a un patronato che possa intervenire per far valere i diritti della non vedente.
da Antonio Lubrano
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di Eliana il 01/1/70
Discariche di veleni: a settembre la svolta?
Esattamente trent’ anni fa (81-82) una piccola agenzia di stampa, Econews, redatta dal sottoscritto e da Luca Ajroldi, denunciava per prima il fenomeno delle discariche abusive: in Italia, scrivemmo, se ne contano almeno cinquemila. Qualche giornale riprese la notizia col punto interrogativo. Da allora a oggi lo scandalo dei rifiuti occultati, nocivi in gran parte, ha raggiunto proporzioni inaudite. E si scopre che quella cifra, 5.000, riguarda solo una regione, la Campania, dove le discariche abusive sono addirittura 5.200. Le chiamano “le discariche della camorra” perché ormai è accertato che a seppellire la monnezza che avvelena i terreni sono loro, i clan malavitosi. Non oso immaginare quante siano oggi a livello nazionale ma a giudicare dalle diramazioni della camorra(vedi Lombardia) devono essere tante, troppe..
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da Antonio Lubrano
Come si buttano i nostri soldi
Cronache dalla Sardegna: per tutto il mese di luglio potrei intitolare queste note così. La grande isola (dove mi trovo in vacanza) e’ un intrigante osservatorio estivo e vi accadono cose che riflettono l’andazzo nazionale.
Eccone una. Quattro o cinque anni fa la compagnia di navigazione Tirrenia(sovvenzionata dallo Stato) proclamò con orgoglio che la traversata dalla Penisola alla Sardegna, partendo da Civitavecchia o da Fiumicino, non sarebbe più durata un’eternità, ossia nove persino 12 ore, ma appena quattro-cinque, grazie a quattro navi gemelle, nuove di zecca, dai nomi attinti allo zodiaco: Scorpio, Aries, Taurus e Capricorn. Fu un vero successo. Poi però, tra il 2007 e il 2008, improvvisamente le quattro superveloci scompaiono dalla scena. Adesso, 12 luglio 2010, il quotidiano La nuova Sardegna racconta che lo Scorpio è ormeggiato dal settembre 09 nel porto di Arbatax, in disarmo. Una volta al mese le sue due turbine a gas e i suoi quattro motori diesel – che gli consentivano di viaggiare a 40 nodi – vengono messe in azione, giusto per non farle deperire.
Stessa sorte è toccata ad Aries, Taurus e Capricorn, omeggiate a Genova, Napoli e Rapallo. Questi gioiellini del mare hanno il destino segnato: demolizione. E sapete quanto è costato lo Scorpio, per esempio? Cinquantasei milioni di euro! La sua colpa principale? Beveva gasolio in quantità eccessive: 290 chili al minuto mentre un traghetto normale, di quelli che ci impiegano oggi sette ore, solo 41. Viene voglia di chiedersi: ma quando le quattro gemelle furono progettate nessuno degl’ingegneri navali sentì il dovere di comunicare alla compagnia il “vizio” delle superveloci?
Adesso la Tirrenia paga sia per l’ormeggio infinito delle quattro navi sia per tenerle in qualche modo in vita prima della demolizione(o della vendita, dice qualcuno): un milione e settecentomila euro all’anno.
Mi sembra un significativo esempio di come si buttano i nostri soldi. E poi mi chiedo: possibile che la Tirrenia, battezzando con nomi di stelle i suoi quattro traghetti superveloci non abbia consultato prima l’astrologo? Noi contribuenti avremmo risparmiato qualche soldino. No?..
da Antonio Lubrano
Nuova tecnologia contro le false mozzarelle
Dopo le mozzarelle di bufala alla diossina del 2005-2006 e le mozzarelle blu importate nel giugno scorso dalla Germania, l’allarme sulla genuinità di certi latticini è ulteriormente cresciuto. Perciò viene accolta con soddisfazione la notizia di una nuova tecnologia, messa a punto dalla facoltà di agraria dell’Università di Bari con la collaborazione della Coldiretti e dell’Aia(associazione allevatori), in grado di scoprire se le mozzarelle in vendita sono realmente prodotte da latte fresco. Una prima analisi su un campione di 13 mozzarelle blu ha dato questi risultati: solo sette contenevano latte fresco, le altre sei invece risultavano “figlie” di cagliate congelate o cagliate refrigerate vecchie, provenienti da quattro paesi:Germania, Polonia, Litania, Ungheria.
E’ fondamentale a questo punto che l’Italia chieda a Bruxelles di rendere obbligatoria l’indicazione d’origine sull’etichetta. Pochi giorni fa, del resto, proprio a questo scopo mille coltivatori della Coldiretti, alla presenza del ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan, hanno inscenato una protesta al valico del Brennero contro le mozzarelle blu e gli altri prodotti alimentari(carni, formaggi vari e persino il pesto genovese) “fabbricati” in Germania e spacciati in Italia per italiani.
Sulle mozzarelle blu, del resto, c’è ancora bisogno di fare chiarezza.
Il 4 luglio scorso l’Istituto zooprofilattico della Sardegna (una delle regioni in cui sono stati smerciati i latticini colorati) ha fatto sapere che gli accertamenti microbiologici sui campioni sequestrati conducono alla conclusione che il batterio Pseudomonas non è patogeno per l’uomo, pur essendo un indiretto indicatore di carenze igieniche del prodotto. Quindi le mozzarelle blu non sono dannose.
Che vuol dire: che malgrado le carenze igieniche queste mozzarelle colorate sono mangiabili? Ma voi che leggete le portereste a tavola? Qualcuno dovrebbe spiegarcelo.
da Antonio Lubrano






