Ci risiamo con la demonizzazione del dialetto
Dunque, lo avrete letto anche voi: il sig.A.B., 40 anni, proveniente dalla Campania, maestro supplente nel secondo circolo didattico di Pordenone(Friuli-Venezia Giulia), è stato licenziato in tronco perché si esprimeva in dialetto, o meglio usava parole –dice la notizia – a metà tra il napoletano e il toscano. Mi sforzo nell’immaginare questo ibrido e però se mi attengo ai fatti riportati da un giornale del nord-est, la colpa di A.B. è di aver invitato uno degli allievi a stare buono. L’espressione incriminata è: “Séttati,piccì”. Dubito che piccì sia napoletano, non ho dimestichezza col toscano ma è possibile che “piccì” stia per “piccerì”, che vuol dire bambino, ragazzino; mentre “séttati” vuol dire siediti(“assèttate”), appunto stai tranquillo e non ti agitare.
E’ pur vero che alcune mamme si sono allarmate sentendo dire ai loro figli: “Il maestro ci parla in una lingua strana”, ma la vicenda presenta più di un lato oscuro. Per esempio il livello di preparazione dell’insegnante. Posto che non conosca l’italiano, come mai è arrivato in cattedra? Il dirigente del circolo didattico non ha sentito parlare questo supplente al primo approccio? “Se il maestro non ha un idioma corretto che docente è?” – si è chiesto giustamente un collega di A.B.
In secondo luogo: siamo o no in una zona, il Veneto, dove il dialetto è tuttora un codice di comunicazione rispettato? Non pretendono alcuni esponenti politici locali la segnaletica stradale “bilingue”? Non sono gli stessi che vorrebbero che il dialetto fosse insegnato a scuola? Qualcuno obietterà che una cosa è il dialetto veneto e un’altra il tosco-campano… Già, ma si può arrivare al licenziamento per questo? Allora: o l’episodio di Pordenone è l’ennesimo esempio di razzismo oppure ci risiamo con la demonizzazione del dialetto.
da Antonio Lubrano
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di berardi erminia il 01/1/70
Ai pendolari la minestra e il danno esistenziale
Pendolari: un passo avanti e uno indietro , ossia il danno esistenziale e la minestra dell’ing.Moretti. Seguitemi un momento.
Lunedì 8 marzo sono state depositate le sentenze del giudice di pace Luigi Cutaia di Piacenza che riconoscono per la prima volta il danno esistenziale a due pendolari che hanno fatto causa alle ferrovie per i ritardi e le condizioni in cui sono costretti a viaggiare. Un risarcimento di mille euro, “danno non patrimoniale che è sinonimo di danno esistenziale” come ha spiegato il legale dei due.
L’ing.Mauro Moretti, patron di Trenitalia, ha rilasciato ieri 10 marzo una dichiarazione che ha provocato l’indignazione di alcune delle più forti associazioni di consumatori.
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da Antonio Lubrano
Seicentomila richieste di case popolari
L’edilizia popolare non va avanti e i Comuni, grandi e piccoli, non riescono a fronteggiare la valanga di richieste. Solo a Milano ventimila domande: “In tutta Italia, mi ha detto l’Assessore alla casa Gianni Verga, hanno raggiunto e forse già superato le seicentomila”.
Come si spiega questo fenomeno in un momento in cui dal nord al sud l’offerta di case ha superato la domanda? Non più tardi di sei mesi fa il presidente di Assoedilizia Colombo Clerici ha fatto notare che proprio a Milano gli alloggi sfitti sono più di 80mila. E addirittura i canoni avrebbero subito una flessione del 10%.
Si spiega con la drastica caduta del potere d’acquisto delle famiglie. E’ pur vero che in Italia i proprietari di case sono la maggioranza(quasi l’80%) ma è altrettanto vero che i non proprietari devono destinare il 30% del loro reddito all’affitto. E anche chi dispone di un reddito di 2000 euro al mese non ce la fa a reggere la spesa e dunque il ricorso al Comune è inevitabile. Per colmo mai come in questa fase le amministrazioni comunali sono bloccate, non hanno fondi, sicchè i pieni edilizi che prevedono nuove case popolari sono fermi.
da Antonio Lubrano
Il flop della social card. E non solo
Enfatizzata al momento del lancio e fatti salvi i primi cinque-sei mesi, oggi la social card non serve più a niente. L’Inps risponde che mancano i fondi per rifinanziarla. I beneficiari dovevano essere secondo il governo un milione e trecentomila mentre invece sono state rilasciate soltanto 627mila social card. Una associazione di consumatori, l’Assoutenti, ha ricordato che dalle entrate della Robin Tax(quella sui petrolieri) – stimate in due miliardi di euro – ben 450 milioni avrebbero dovuto sostenere la social card. Finora la spesa a questo scopo non ha superato i 385 milioni, il 79% è andato a famiglie definite “relativamente povere” e il 21% a famiglie assolutamente povere.
Le carte, finchè sono state caricate, hanno consentito una spesa di 40 euro al mese. Molte però si sono svuotate all’insaputa dei titolari, creando non pochi imbarazzi e scene di disperazione alle casse dei supermercati.
Su questo flop è scesa la cortina del silenzio. E fosse il solo. Il piano casa, lanciato dal Presidente del Consiglio con grande enfasi(“fatevi una stanza in più”, era questo più o meno lo slogan) è stato praticamente affossato da comuni e regioni, né il governo centrale ha reagito in qualche modo per salvare la sua reputazione. E le proteste dell’Aquila per il centro abbandonato? Non ci è stato detto che la ricostruzione abruzzese procede con successo e con soddisfazione dei terremotati? Infine, ciliegina sulla torta, il termovalorizzatore di Napoli: promesso solennemente in piena emergenza rifiuti, adesso si scopre che l’appalto non è mai partito.
“Be’, so’ contento”, direbbe il Tognazzi scimunito dai pugni nel film “I mostri”. Andiamo pure avanti. Flop-flop.
da Antonio Lubrano
I falsi controllori della nostra credit card
C’è una nuova truffa in arrivo, quella dei falsi controllori della nostra carta di credito. Parte dal Canada e lo sbarco in Europa sembra prossimo. A dare l’allarme è la Banca d’Italia attraverso Manuela Russo del Servizio Informazioni Sistema Creditizio che in una e-mail circolare racconta il meccanismo della truffa.
Chi ci telefona si presenta con nome e cognome come funzionario dell’Ufficio antifrodi della Visa. O di Mastercard o di American Express. Fornisce anche il suo numero di matricola. Parla di un acquisto insolito effettuato da sconosciuti con la nostra carta (di cui sa tutto, dalla scadenza alla banca che l’ha emessa) per un valore di poco sotto ai 500 euro, biglietti aerei , un capo d’abbigliamento o quant’altro. Al diniego il finto controllore Visa apre una pratica antifrode a vostro nome e vi fornisce gli estremi. Poi vuole controllare se siete veramente il titolare della carta e quindi vi invita a guardare sul retro: ci sono due numeri, uno di 4 cifre e uno di tre, che corrisponde al codice sicurezza e che è quello utilizzato per gli acquisti via internet. Me li può leggere?- chiede. E voi, ahimè!,leggete. Così gli avete fornito il codice sicurezza. Ottenutolo lui potrà tranquillamente rubarvi il denaro.
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da Antonio Lubrano
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di Luca Ajroldi, editore il 01/1/70
Se la Svizzera piange noi non ridiamo
E’ proprio vero che al mondo non siamo mai soli, c’è sempre qualcuno che crede di stare peggio. Prendete la Svizzera: l’esercito ha ordinato nuovi armamenti ma adesso non ha i soldi per pagarli.”Siamo alla bancarotta”, gridano i pessimisti elvetici ricordando due precedenti pesanti: la fine della Swissair e del segreto bancario.
Ma allora, mi chiedo, che cosa dovremmo dire noi italiani con un Paese che fa acqua da tutte le parti? I magistrati, oltre ad essere insultati continuamente dal premier, lavorano come possono, senza cancellieri e senza personale tecnico. Alla scuola mancano i fondi persino per comprare la carta igienica. La polizia non può inseguire i malviventi perché le volanti sono a secco di benzina. I vigili urbani di Milano dichiarano pubblicamente di avere qualche difficoltà a elevare contravvenzioni poichè mancano i soldi per stampare i verbali. Peggio: lo Stato per diversi anni ha incassato l’Iva sulla Tia, la tassa di igiene ambientale, e ora che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l’imposta (è inconcepibile una tassa sulla tassa) non sa dove prendere il miliardo di euro che serve per rimborsare sei milioni di utenti danneggiati(a ciascuno dei quali spetterebbero 161 euro).
Insomma, se la Svizzera piange noi certamente non ridiamo.
da Antonio Lubrano
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di Carneade il 01/1/70
Ci fosse un’idea sui manifesti..
Ho cominciato a collezionare slogan elettorali, quelli che compaiono sui manifesti dei candidati alle regionali. Quello di un paffuto candidato dice: “Salute lavoro famiglia”. Be’, se uno sta bene, ha un buon posto e una bella famiglia, che cosa vuole di più? Probabilmente l’aspirante uomo di potere vuole dire che garantisce tutte e tre le condizioni ma non promette nulla.
Fateci caso, gli slogan tendono tutti al generico. Un altro dice: “Vota X, è uno di noi”. Un altro, letto a Milano: “Un solo interesse: la Lombardia”. Gli si può credere? Dove li trovi più gli uomini politici che partecipavano alla battaglia elettorale per difendere un’idea, un progetto di vita sociale, insomma “per spirito di servizio”, come ripeteva un tempo Giovanni Spadolini?
La genericità è dovuta al fatto, secondo me, che nessuno dei candidati vuole impegnarsi. Meglio non promettere, visto che ormai nessuno crede più alle promesse elettorali. Come sono lontani i tempi in cui a Napoli per esempio i candidati non provenienti da scuole politiche scendevano nell’agone con manifesti espliciti. Ricordo il manifesto congiunto di un costruttore edile e di un pizzaiolo: “Volete la casa? Votate Capozzi. Volete la pizza? Votate Mattozzi”! Vivaddio, più espliciti di così..
da Antonio Lubrano
La depressione che avanza
Chissà se qualcuno se lo ricorda:”Mi manda Picone”, uno dei più bei film di Elvio Porta, 1983. Nella scena iniziale un operaio si da fuoco davanti al municipio di Napoli. Mi è tornata in mente con la sua carica dirompente, quando ho letto alla fine di gennaio di quell’operaio di 35 anni che a Brembate (Bergamo) si è dato fuoco cospargendosi di benzina in una strada periferica. Dapprima in cassa integrazione, poi nel novembre scorso licenziato, l’uomo per le gravissime ustioni è morto in ospedale.
Ed è inevitabile collegare l’episodio a un suicidio registrato dalla cronaca sette mesi fa: Luca Disarò, 32 anni, sposato, di Castel San Pietro, collaudatore presso la Chloride di Bologna, scelse la trave più alta dell’appartamento in cui viveva per impiccarsi. Nella lettera d’addio ai familiari manifestò la sua paura di un licenziamento imminente scrivendo: “la vita mi sta scappando” .
Un tragedia a Brembate, una tragedia in Emilia-Romagna e in Piemonte, dove nel giugno 09 s’era ucciso un altro lavoratore dopo un licenziamento reale. Segnali estremi di un disagio, dirà qualcuno. Antenne preoccupanti, secondo me, della depressione che sta investendo il Paese, quel Paese che pure cerca di difendere con i denti il lavoro, salendo sui tetti, invadendo qualche aeroporto, bloccando una linea ferrata o un tronco autostradale.
Il quadro generale, del resto, è tutt’altro che incoraggiante:più di due milioni di disoccupati(con tanti saluti ai distinguo del ministro Sacconi), trecentomila posti di lavoro persi e in più l’Italia a uno degli ultimi posti nella classifica europea dei salari: la nostra media è di 14.700 euro annui contro il livello continentale che è di 25mila. Le tasse e gli oneri previdenziali pesano per il 46,5% sulla paga. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, sostiene che non bisogna sottovalutare gli “effetti sociali della crisi” . Da un sondaggio europeo risulta che il 49% degl’italiani teme di perdere da un momento all’altro il posto di lavoro. E’ questo domani che si sfalda davanti agli occhi a provocare la depressione.
In un libro del card. Angelo Comastri, Ti chiamerai Pietro (edizioni San Paolo), ho letto un’esortazione che si addice al momento che attraversiamo: occorre “seminare la speranza nel disperato vuoto della società moderna”. Ma chi la semina da noi, gli ottimisti di maniera?
Le promesse non mantenute di Mediolanum
Gent.mo Dott. Lubrano, la seguo da diverso tempo e ho deciso di raccontarle le mie disavventure con Banca Mediolanum e chiederLe un consiglio, sperando che possa essere d’aiuto anche ad altri.
Poco più di dieci anni fa, uno spietato family banker di Banca Mediolanum, “amico di famiglia” nonchè parente acquisito, mi convince ad investire i miei primi guadagni in un prodotto “eccezionale”, finalizzato alla creazione di una rendita vitalizia per integrare la futura pensione. Dinnanzi alla mia reticenza, visto che ero stata appena assunta per il mio primo impiego e
contavo piuttosto di investire i miei soldi attivando un mutuo, il family banker mi assicura che avrei potuto ritirare i miei soldi in qualsiasi momento senza alcun problema.
Bene, il bello arriva dopo qualche anno, quando, decisa a chiudere la mia posizione, quest’individuo senza scrupoli mi dice che c’è qualche problemino e che per poter far ciò devo aprire un’altra polizza, ancora più conveniente, sulla quale poi lui provvederà ad un certo punto a trasferire il denaro dell’altra che in tal modo verrà chiusa.
Da grande idealista quale purtroppo sono, mi fido ancora una volta
ingenuamente del parente serpente, firmo un modulo che mi viene sottoposto, compresa l’autorizzazione al RID per rendere regolari i versamenti, e resto in attesa della chiusura della prima polizza, che in realtà non verrà mai effettuata, pur avendo il tizio dichiarato dinnanzi ad un mio familiare che vi aveva provveduto.
A questo punto, avendo personalmente ed inequivocabilmente verificato l’inattendibilità e l’assoluta mancanza di serietà di quest’individuo, comincio a preoccuparmi e cerco di capire la natura dei prodotti appioppatimi e soprattutto il controvalore degli stessi.
La sorpresa è amarissima: ben 4000 €, guadagnati e messi da parte con enormi sacrifici, sono andati in fumo e, come se non bastasse, se riscatto tutto anticipatamente dovrò pagare anche una certa penale e le tasse sulla rendita!!
Ma come si fa a considerarla rendita se la somma versata è quasi dimezzata? Sono impazziti tutti? Non contenta, sperando di svegliarmi da quest’incubo, ho cominciato a fare delle ricerche su Internet e, come può immaginare, ho scoperto che ci sono
centinaia, forse migliaia di persone, in Italia nelle mie stesse condizioni.
Non è andata meglio a mio padre, che da quasi 15 anni ha un investimento (la sua buonuscita) in netta perdita, suggerito dallo stesso individuo.Ora mi chiedo, come mai non c’è nessuno che vigili su questi operatori? A questo punto posso fare qualcosa per riavere indietro almeno l’intera somma versata? Con profonda stima,
Ada Antonaci
La prima impressione, cara signora Antonaci, è che il vero responsabile del suo sfortunato investimento è il parente serpente più che Mediolanum. E tuttavia la sua email coincide con una notizia che la grande stampa ha ignorato o occultato in qualche angolo di pagina e che riguarda proprio la pubblicità di Mediolanum. In uno spot recente anch’io ho sentito la promessa che il cliente può ritirare i suoi soldi in qualsiasi momento e senza nessuna spesa aggiuntiva. Ad ogni modo ecco la notizia : che traggo dal bollettino “Scelte” dell’Unione Nazionale Consumatori di questo mese di gennaio:
l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato(l’Antitrust) ha inflitto a Banca Banca Mediolanum una multa da 200mila euro euro.
“ A finire nel mirino dell’Autorità è l’attività di promozione del Conto corrente Mediolanum Freedom, con una comunicazione diffusa attraverso spot pubblicitari tra la seconda metà di marzo 2009 e la fine del mese di ottobre 2009. In particolare, secondo l’Antitrust, negli spot pubblicitari è stata omessa l’indicazione relativa alla circostanza che il tasso creditore del 3% netto fino al 30 giugno 2009 si applicava solo sulle giacenze superiori a 12.000 euro. Inoltre Banca Mediolanum non ha chiarito in modo sufficiente le informazioni sul prodotto sui siti www.bancamediolanum.it e www.mediolanumvita.it, ‘di modo che fosse necessario consultare più pagine all’interno degli stessi per acquisire le informazioni complete relativamente al conto corrente Mediolanum Freedom e, specificamente, per evincere il collegamento esistente tra tale prodotto e la polizza vita Mediolanum Freedom Plus e per ricavare tutte le condizioni da soddisfare per usufruire del rendimento promesso’.
L’omissione informativa della soglia dei 12.000 euro induce in errore il consumatore, che pensa che il rendimento promesso nello spot si possa applicare sull’intera somma e non sui soli importi che superano tale valore minimo. La proposta commerciale della Banca risulta pertanto eccezionalmente allettante per l’utente ma, a causa di tale carenza informativa, non consente di effettuare un’adeguata valutazione della reale convenienza dell’offertta. Tat Le suggerisco di denunciare il suo caso all’Antitrust, stavolta con nome e cognome del suo “parente serpente” nonché family broker.
da Antonio Lubrano
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di John Galimbelli New York il 01/1/70
Sul rimborso iva per la TIA, tutto tace
Ma insomma l’Iva che abbiamo pagato per dieci anni sulla tassa dei rifiuti, ce la rimborsano o no? Dopo la sentenza della Corte costituzionale non se ne sa più niente..
Tutto tace. La Corte costituzionale sei mesi fa ha dichiarato illegittima l’Iva sulla Tia (tariffa di igiene ambientale), perché una tassa sulla tassa non è concepibile. Di conseguenza l’iniquo tributo riscosso per dieci anni va restituito ai cittadini. Intanto l’Iva è stata sospesa ma alle centinaia di migliaia di richieste di rimborso il Parlamento non ha dato finora una risposta, vale a dire in che modo si deve procedere per questa mega-restituzione.
Sono più di sei milioni le famiglie di 1.200 comuni che dal 1999 al 2008 hanno versato un’imposta non dovuta, appunto illegittima. Secondo il sottosegretario all’economia Daniele Molgora l’Iva da rimborsare ammonterebbe a 500 milioni di euro. Ma l’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani, dice che la cifra da restituire supera il miliardo di euro. Ad una signora che ha presentato domanda di rimborso il Comune di Firenze ha risposto che sono impossibilitati a soddisfare la richiesta per mancanza di fondi da parte dello Stato.
da Antonio Lubrano
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di lu il 01/1/70







